Il dottore di Aleppo

Il dottore di Aleppo

AMICI CAMPERISTI, un saluto da Franco Parla.

Questo Post è legato alla pima parte del mio diario del mio viaggio in camper in Siria e Giordania nel 2009, pubblicata qui https://www.facebook.com/icamperisti/posts/1760835193994617?hc_location=ufi


 

È una storia di amicizia con un risvolto malinconico dovuto alle triste vicende siriane che tutti conosciamo. Sintomatico come, in pochi anni, possono cambiare le cose e anche il nostro modo di vederle. 
Vado per ordine. Durante i mesi antecedenti un lungo viaggio in camper, ho l’abitudine di imparare alcune parole nella lingua del paese che sarà poi la meta del tour.

Nessuna pretesa, non si impara certo una lingua in pochi mesi, ma una serie di parole e piccole frasi che possono diventare utili intraprendendo un viaggio in camper in paesi lontani. E poiché il più delle volte sono in viaggio solo con mia moglie, ecco che semplici parole come: mangiare, dormire, parcheggiare, acqua potabile, buongiorno, buonasera, destra, sinistra, semaforo… possono diventare utilissime in mille occasioni.
Curioso, come poi sistematicamente, una volta tornato a casa, riesco a dimenticarle rapidamente! 
Mi ero iscritto a livemocha.com un sito gratuito dove era possibile imparare qualsiasi lingua (in seguito questo sito è diventato a pagamento e si è evoluto in rosettastone.it).
La particolarità di Live Mocha stava nel fatto che, una volta iscritto e scelta la lingua da imparare, da qualche parte nel mondo, un altro utente nella madrelingua che tu avevi scelto, poteva proporsi come tutor e correggerti online i compitini scritti che Live Mocha ti propinava. Il tutto gratuitamente. In cambio, io stesso diventavo tutorial di qualcun altro che a sua volta voleva imparare l’italiano. Insomma era un bel sistema e funzionava alla grande, c’era persino un riconoscimento vocale; utilizzando il microfono del computer registrava la tua voce durante gli esercizi vocali ed evidenziava gli errori con un grafico. Mi ero iscritto al corso di arabo e le difficoltà furono evidenti fin dall’inizio. Ma non mi feci scoraggiare, anzi lo trovavo divertente. Perché accanto a quegli strani caratteri, c’erano simboli e figure che ti aiutavano a comprendere il testo. E poi non dovevo affrontare nessun esame, mi bastava solo imparare alcune parole basilari. Alla seconda lezione si aprì la finestrella della messaggistica, mi stavano contattando. Un testo in inglese mi avvisava che c’era in linea un tutor che si stava proponendo per aiutarmi. Era Aamir, uno studente di medicina iscritto all’università di Aleppo. La foto del suo profilo riportava il volto di un ragazzo serio, sui venticinque, forse ventisette anni.
Da quel giorno, per i tre mesi successivi, Aamir fu il mio maestro. Non gli diedi molta soddisfazione, perché il tempo a mia disposizione non era molto, ma soprattutto l’arabo è effettivamente una lingua ostica. Però riuscii a compiere qualche piccolo progresso, grazie soprattutto alla pazienza di Aamir. Quando, poco prima della partenza, gli comunicai che la Siria era la meta del nostro prossimo viaggio, Aamir era felice e si propose di farci da guida turistica nella sua città, Aleppo. Ed in effetti la mattina del primo di ottobre del 2009, dopo aver salutato Il proprietario del campeggio di Aleppo che ci aveva fatto visitare anche il suo hotel in pieno centro, usciamo dal suq e, come d’accordo, ci troviamo con Aamir. Era contento di vedermi di persona e non solo tramite delle foto. Gli presentai Franca. Ci fece visitare la Cittadella di Aleppo. Naturalmente in arabo io non riuscii a capire praticamente nulla, così la visita si svolse soprattutto in un inglese approssimativo, da parte di entrambi! Comunque riuscì a comunicarci il suo amore per Aleppo e la felicità di poter studiare per diventare un dottore.
Mi spiegava che, arrivare alla laurea ed essere medico, per lui era una questione di orgoglio. Gli avevo consegnato un regalo che gli fece molto piacere. Al termine della visita non venne con noi a pranzo al ristorante, ci disse che doveva tornare all’università. Chissà, forse non voleva essere invadente. Dopo esserci salutati affettuosamente, ci siamo lasciati. Lui è tornato all’università e noi siamo andati a pranzo al Beit Wakil per provare un classico piatto di Aleppo: il kebab alle ciliegie. Dopo quel viaggio, ci siamo sentiti ancora online, anche se con meno frequenza. D’altronde il mio interesse per la lingua araba, ormai andava scemando. Il flebile contatto si estinse del tutto quando scoppiò la guerra. Internet, simbolo di comunicazione globale e di libertà, fu la prima cosa che in Siria venne oscurata. 
Aamir non l’ho più sentito. Chissà che fine avrà fatto. Rimane la foto sfuocata che abbiamo fatto insieme alla cittadella di Aleppo. Mi piace immaginare che sia riuscito a laurearsi e che ora sia sano e salvo in qualche parte del mondo dove potrà finalmente esercitare la sua professione di medico.
Ciao a tutti da Franco Parla, CAMPERISTA ITALIANO.


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