Cuba, nel bene e nel male

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21 Ottobre 2020

Cuba, nel bene e nel male

di Alberto Angelici

AMICI CAMPERISTI, un saluto da Alberto il camperista.

Molti dei piaceri della vita si servono dei contrasti per  essere meglio apprezzati. Gli chef abbinano il  morbido al croccante, l’insipido al saporito,  il dolce al piccante così come un arredamento riuscito vede spesso l’antico  affiancare il moderno, i colori pastello accostarsi a tinte  shocking.

Cuba vive nei contrasti e di essi il suo fascino si nutre, ne sia consapevole o meno il visitatore.  Appena fuori dell’aeroporto internazionale José Marti un  cavallo attende paziente con il  suo carretto sbilenco dietro a un taxi Pontiac cabrio del ’54 verde smeraldo. L’Avana,  così mutevole da un quartiere all’altro,  sorprende  e affascina anche grazie a una costante alternanza di stili e di atmosfere. Sono palesi le tracce forti di un’opulenza non poi così lontana,  pensiamo agli anni ’20 e ’30 quando la città era una delle mete abituali del jet-set internazionale. Lo testimoniano le facciate dei grandi palazzi decò,  liberty, rococò o neo-classici del centro storico e del Malecòn, il grandioso lungomare.

A comporre l’ennesimo contrasto, vasti quartieri di case basse  e male in arnese, dove sulle facciate screpolate il rosa stinto s’alterna all’azzurrino, al verde pisello al bordeaux.  Molti edifici storici,  alcuni di epoca coloniale, sono fatiscenti o peggio,  invasi dalle erbacce o  semi diroccati. Altri, già in corso di restauro, diventeranno presto hotel di lusso e negozi.   Tale situazione  di abbandono riflette la politica del governo rivoluzionario che alla fine degli anni Cinquanta del  Novecento s’impegnò soprattutto   a migliorare le condizioni della popolazione rurale  poco occupandosi dello sviluppo urbanistico. Per fortuna dal 1990 il governo ha iniziato un’intensa opera di recupero, in particolare dell’Habana vieja.

Cuba non significa varietà solo in ambito architettonico ma anche nella Gente,  vitale, spontanea e semplice.  Qui non troverete i negozi di Prada o  di Chanel (non ancora,  almeno) ma ovunque, parlando con le persone, potrete assaporare il  gusto ineffabile  della genuinità, godervi una natura esuberante, un mare splendido e lunghe spiagge bianchissime e semi-deserte. Gli stenti e le difficoltà economiche le potete leggere sui volti  e nei vestiti di tante persone,  nella povertà dei cortili, come nella semplicità, a volte eccessiva per noi europei, di certe case particular (per le quali però spenderete poco) così come negli espedienti un poco truffaldini di chi vorrà vendervi sigari falsamente artigianali o tenterà di abbindolarvi con la promessa di  prenotazioni garantite in qualche locale prestigioso chiedendovi in anticipo del denaro.  Sono chiamati jineteros e le autorità cubane cercano in ogni modo di arginare il  fenomeno.  Capiterà anche  che in strada  qualcuno  si offra di accompagnarvi  a una casa particular. Se avrete bisogno di un alloggio,  andate  pure in esplorazione  e se farà al caso vostro accettatelo.  E’ probabile che 5  dei 25 pesos circa che ogni  giorno verserete al padrone di casa andranno a chi vi ha accompagnato sul  posto.  

Questa è la tariffa media per una camera matrimoniale  con bagno e prima colazione all’Avana. Prima di giudicare e magari di arrabbiarvi,  considerate che vi siete trovati in una città sconosciuta,  vi serviva un alloggio e qualcuno ve l’ha trovato in pochi minuti.  Avete perciò usufruito di un servizio rapido ed efficiente:  questo non vale qualche euro che per la vostra guida rappresenta forse la sopravvivenza? Altrove, Santiago  esclusa,  i prezzi scendono un poco,  anche se  si tende a chiedere al turista sempre la stessa cifra, 25, superiore di 5-10 pesos rispetto ai prezzi normali.  In ogni caso  qui,  come in tutto il  centro-sud America,  i prezzi vanno  SEMPRE contrattati,  a cominciare dal taxi al momento di salirvi.

Specie in campo femminile l’abbigliamento è molto vario e fuseaux dalle tinte più pazze passeggiano accanto a minigonne da capogiro. Sono molto popolari i pantaloncini ultracorti spesso  in abbinamento a sandali dai tacchi vertiginosi  come pure  gli ombrelli,  coloratissimi ed enormi,  da usare sia sotto il  sole che in caso di pioggia.  Potrete incontrare personaggi curiosi,  donne anziane che fumano  sigari giganteschi e signori in giacca e cravatta che s’appoggiano a bastoni col pomo d’argento. Vi succederà continuamente che qualcuno vi offra  qualcosa,  dal  taxi ai magneti da collezione prodotti in casa con argilla dipinta a mano;  se la vostra prima reazione sarà quella di rifiutare,  pensate che è il loro modo di mettere insieme il  pranzo con la cena,  di guadagnare onestamente qualche soldo senza fare la questua.  Il garbato proprietario di un negozietto di fronte al Capitolio  teneva in bella mostra una foto 20×30  di un curioso duo  di chitarra:  a sinistra John Lennon, a destra Ernesto Che Guevara. Pur sapendolo notoriamente falso  l’ho comperato lo stesso, per quattro euro,  una cifra risibile per noi  europei ma di tutto rispetto per loro.

La campagna cubana  si differenzia molto da una regione all’altra;  normale, se consideriamo che l’isola  si distende da nord-ovest a sud-est per oltre mille chilometri, seguendo quasi esattamente  la linea del tropico.  Nel complesso  buone le strade principali inclusa l’autostrada (autopista)  che da Pinar del  Rio collega quasi metà dell’isola,  fino a  Sancti Spiritus.  Carente quasi ovunque la segnaletica ma suppliscono  gentilezza e disponibilità della popolazione. Non funzionano i navigatori satellitari  e le tariffe dei cellulari sono molto alte. Poche le stazioni di servizio,  specie scendendo verso  Santiago.  Meglio quindi  cercare  carburante  quando il serbatoio sarà mezzo vuoto.  Ovunque,  trattori e attrezzi agricoli  vecchi di 60 anni e non è difficile imbattersi in contadini che  arano con una coppia di buoi.

Graziose e  ricche di edifici  d’epoca coloniale,  Matanzas, Cienfuegos e Sancti Spiritus ma davvero speciale  e assolutamente da vedere Trinidad,  piccola cittadina lungo il crinale di una collina.  Rimasta all’’800, presenta strade  e vicoli lastricati a ciottoli dominio  di cavalli e carretti trainati da muli e somari,  casette basse dalle caratteristiche,  eleganti inferriate lunghe fino a terra che permettono di tenere spalancate le porte finestre anche di notte in tutta sicurezza. Il centro storico è assolutamente integro  e di recente  è entrato a far parte del Patrimonio dell’Unesco. Chiedete del ristorante San Josè, di gran lunga il migliore della città, per pranzare ad aragosta con meno di 20 euro, tutto compreso.

Prescindendo dall’abbigliamento, ciò che accomuna la gran parte delle persone che incontrerete per Cuba  e che percepirete  sul volto e nel comportamento di ognuno di loro  è  la solarità,  la disponibilità  alle chiacchiere,  la sensazione diffusa che qui tutto,  persone incluse, sia DAVVERO come si mostra,  schietto e genuino. L’immagine che  L’Avana  e l’intera isola trasmettono è  quella  di un Paese antico,  di un fiorente passato,  di un’economia  ancora in difficoltà che cerca nuovi equilibri, a cavallo fra sconvolgimenti  rivoluzionari  relativamente recenti e  una progressiva, cauta  ma paciosa apertura al mondo.

Ovunque,  in città , ma anche nel resto dell’isola, come un filo conduttore che cuce insieme  le tante diversità in una sorta  di  immensa coperta patchwork,  un’infinità di  auto,  pick-up,  camion e bus  direttamente scappati  dagli  anni ’30, ’40, ’50 e ’60. Molte sono miracoli ambulanti  che circolano  grazie alle amorevoli cure del proprietario ma molte altre,  quasi sempre taxi privati,  rappresentano una festa per gli occhi. Coloratissime, luccicanti e ben restaurate,  enormi e rutilanti di  cromature,  si spostano solenni nello scarso traffico  come portaerei e per pochi pesos permetteranno a ciascuno di  voi di sentirsi per un attimo protagonista  di American Graffiti.  Specie se quel giorno  non avrete dimenticato  di indossare un paio di calzini bianchi, l’illusione sarà perfetta!

Buoni km a tutti da Alberto Angelici, CAMPERISTA ITALIANO.


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