Brou

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11 Settembre 2020

Brou

di Alberto Angelici

AMICI CAMPERISTI, un saluto da Alberto Angelici.

QUANDO IL CASO CI DA UNA MANO GRANDE
Ma esiste davvero il caso?

Sono Alberto, ambassador traveller di Camperisti Italiani.
State a sentire e… che ne dite di venire con me nella dolce e tranquilla provincia francese?
Ci vengo da una vita ed è sempre bellissimo, specie per noi camperisti. Perchè tutta la Francia sembra fatta apposta per le nostre esigenze.
Sempre un’emozione.
Giovedì 22 agosto, ore 18 circa.
Partiti da Verdun, dove un’area – camper ci ha confortevolmente ospitati per due giorni, dopo la sosta strategica ad una boulangerie-patisserie da sballo, ci rimettiamo in strada.
Percorsi quasi 600 chilometri, decidiamo che per oggi può bastare.
Siamo fra Digione, a nord, e Lione,a sud.
Le carte e il navigatore ci dicono che la cittadina di Bourg – en – Bresse (pronuncia: Bur on bres) può fare al caso nostro.
Siamo nella Francia orientale, non lontano dal confine svizzero-italiano.
L’ottima app Park4night offre varie opzioni.
Sto per cliccare sulla seconda quando alla riga sottostante leggo che a 3km un’ampia area ben ombreggiata confina con una chiesa.
Nessun ulteriore dettaglio.
Ok, vada per questo.
Magari – penso – se domattina sarà aperta, diamo un’occhiata.
Già stanco, nell’incerta luce del tramonto, mi limito a seguire le indicazioni.
Periferia del paese, prati ben tenuti e alti platani.
Sotto, una manciata di camper e tanto spazio libero nel lungo rettangolo del parcheggio.
Mi basta.
Nei pochi scorci che gli alberi consentono intravedo un’abside costoluto e della pietra chiara che un sole basso tinge di rosa.
Non ci penso: ho bisogno di mangiare qualcosa ma soprattutto di andare in branda.
Ore 7 e 30 di venerdì.
Mi sveglio di soprassalto al gracchiare ruvido di un diesel: è il camper vicino a noi che se ne va.
Inizio il solito e ben collaudato iter del mattino.
Dopo la toilette, prendo dallo stipo sopra il frigo il barattolo del caffè, così Anna si sveglierà con quel profumo nell’aria.
Bialettina…acqua minerale… pochi minuti e l’odoroso sbuffo avvisa che posso spegnere.
É il momento di chiamare la signora.
Non va sempre così, perchè altre volte si sveglia da sola.
Intanto che lei deambula fino al bagno portandosi i vestiti e si chiude nella parte posteriore del camper, approfitto per alzare il basculante e rimettere in posizione gli schienali dei sedili.
In un attimo, aperte le tendine, la nostra casetta su ruote torna ad essere un veicolo, pronto a portarci altrove.
Ore 8,30, sistemata la zona cucina, controllate le chiusure di armadi e cassetti, possiamo andare, dopo aver programmato sul Garmin la destinazione successiva: Lyon.
A sinistra, dove il senso unico ci indirizza.
In fondo, dice il navigatore, dove la strada finisce gireremo ancora a sinistra.
Ancora qualche traccia dei fumi notturni deve disperdersi e appena noto quel che mi scorre accanto.
Alla T dell’incrocio la voce del navigatore, un po’ pedante ma preciso, ripete l’invito a girare a sinistra.
Obbedisco.
Con la coda dell’occhio percepisco una grande macchia bianca che invade il finestrino.
Giro lo sguardo e…inchiodo, facendo cadere il cellulare dalle mani di mia moglie e obbligando un’utilitaria a far lo stesso dietro di noi a rischio di tamponarci.
Resto per un momento a fissare la stupenda facciata gotica che mi riempie gli occhi.
Basito, non so staccarne lo sguardo.
<< Anna, si cambia programma >> borbotto, e già manovro verso il parcheggio.
<< Vedi, c’è anche un museo – aggiungo, indicando la targa sul basso edificio adiacente la chiesa – se siamo fortunati apre fra poco, alle 9 >>.
Abbiamo appena il tempo di un caffè e di un croissant nel bar-trattoria di fronte.
Le luci sono quasi tutte ancora spente; il proprietario ha appena aperto, è evidente, e, mentre chiacchiera con un amico, da un sistemata a un paio sedie, raddrizza un quadro, raccoglie qualcosa da terra.
Sul primo momento non pare contento della mia richiesta.
È serio in volto, esita poi ci fa segno di accomodarci a un tavolino non apparecchiato.
Mi scuso e scherzo sul fatto che specie sul finire della settimana, a volte è faticoso mettersi in moto, la mattina.
Al che l’uomo sorride, ride anzi, e replica che ogni mattina è faticoso, per lui.
<< Je vous avoue que je préférais beaucoup plus aller pêcher, mon ami! (Le confesso che preferirei di gran lunga andare a pescare, amico mio!) >>
Ecco che in un attimo l’umore nel locale è mutato.
Tante volte, mi dico, basta una battuta, un sorriso, per disporre al meglio le persone.
Sì, il sorriso, diceva qualcuno, è il miglior lubrificante nei rapporti interpersonali, una chiave universale che può aprire ogni porta.
LA CHIESA DI SAN NICOLA DA TOLENTINO E IL MONASTERO REALE DI BROU
Il monastero comprende, oltre la chiesa, tre chiostri su due livelli e oltre 4000 m2 di edifici destinati ad accogliere una trentina di monaci e, giusto per farvi capire l’importanza di ciò che mi trovo davanti per caso, il monastero, definito “reale” da Luigi XIV nel 1659, è inserito nell’elenco dei dieci più importanti complessi architettonici di Francia.
Dalla biglietteria passiamo al primo dei chiostri e, dall’arioso porticato (vedi foto), direttamente alla chiesa attraverso l’ingresso laterale.
Siamo soli, Anna ed io, e nel varcare il portale mi sento come il bambino sulla soglia di un mondo magico.
Non sto in punta di piedi ma è come se lo fossi, mentre lo sguardo risale lento gli immensi pilastri, per non perdere un dettaglio.
Costoluti come gli alberi stilizzati che vorrebbero raffigurare, salgono per forse trenta metri, bianchissimi, fino a sparire lassù, allargando in rami che vanno a disegnare le volte in linee purissime ed essenziali.
Su entrambi i lati la luce del sole entra a fiotti dalle vetrate tingendo la pietra di vaghe macchie colorate.
La chiesa, un capolavoro del gotico fiammeggiante, fu costruita fra il 1513 e il 1532 sotto la direzione di un famoso capomastro fiammingo.

Tempi straordinariamente brevi, per un’edificio di tale importanza e impegno, perché la committente, Margherita d’Austria, intende farne non una chiesa ma il mausoleo del marito Filiberto il Bello, scomparso dopo appena quattro anni di matrimonio.
Ecco perchè, in realtà, l’edificio non fu mai aperto davvero al publico se non in rare occasioni.
Margherita, figlia dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo, era nata a Bruxelles nel 1480 e volle che la chiesa riflettesse lo stile e l’atmosfera di quella città e dei suoi edifici.
Perciò la maggior parte delle sculture presenti nella chiesa sono opera di artisti belgi ovvero fiamminghi.
Meglio delle mia parole, parleranno le immagini che accompagnano questo diario.
Sono certo che da esse capirete il mio stato d’animo mentre mi aggiro, piccolo uomo, negli immensi volumi bianchi.
Cerco di cogliere al meglio la magia che sento nell’aria, la bellezza di di ogni dettaglio sapientemente intagliato nella pietra delle balaustre e del jubé, lo spettacolare transetto che separa la navata dal coro, nel marmo dei magnifici sepolcri di Margherita e Filiberto , nella quercia della lunga, doppia, sequenza di scranni del coro absidale.
Saliti al piano superiore possiamo, a malincuore, lasciare la chiesa per passare ai locali ora adibiti a museo.
Un tempo, erano gli appartamenti della Principessa e i locali abitati dai monaci.
Nelle prime sale sono raccolte le opere a mio parere più significative e preziose.
Sono statue lignee provenienti anche da altre chiese e abbazie della zona, olii su tavola e sculture, alcuni ritratti di Margherita, fra i quali uno di scuola fiamminga che trovo particolarmente bello.
Nelle altre sale sono esposte tele di varie epoche, bronzi, argenti, oggetti ritrovati nel corso dei restauri, antichi documenti.
Da lì, un percorso ben studiato ci fa ridiscendere a pianterreno attraverso i chiostri fino all’uscita.
L’estrema bellezza mi fa diventare filosofo e in questo momento, consapevole di vivere una delle esperienze più intense e significative che io ricordi, non posso impedirmi di riflettere su ciò che più volte ho pensato nel corso della visita.
Che solo il caso ci ha portati a scoprire il monastero di Brou e la sua chiesa che, per la sua infinita bellezza mi sento di definire un luogo dell’anima.
Il caso di un senso unico girato verso sinistra piuttosto che dall’altra parte.
Perchè qui dentro mi sento minuscolo e fragile ma anche migliore di quando sono entrato, immeritatamente elevato allo splendore che mi circonda.
Sfiorando le immense sequoie in pietra per sentirne la fisicità, immerso in una luce ultraterrena, perfino un agnostico come me respira aria di paradiso.Monastero Reale di Brou
63 Boulevard de Brou, 01000 Bourg – en – Bresse

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buon divertimento e buoni km a tutti da Alberto Angelici, CAMPERISTA ITALIANO.