Corsica in mini camper

Cosa Fare
22 Aprile 2019

Corsica in mini camper

di Alberto Angelici

AMICI CAMPERISTI, un saluto da Alberto il camperista.

Che significa “mini-camper”?
Nel mio caso, si riferisce a una Range Rover Classic del 1990 radicalmente modificata per l’off-road.
Di recente ho deciso di ottimizzarla per brevi vacanze, a complemento del vero e proprio camper, un motorhome Laika su meccanica Iveco Daily 3.0, adatto ai lunghi viaggi.
All’interno della Range, battezzata Zingara, dopo la rimozione dei sedili posteriori, trovano ora posto un frigo da 40 litri, un fornello con bombola da lt.5, un serbatoio per l’acqua da lt.70 dotato di pompa elettrica e doccetta, un inverter a onda pura da 1500 watt, una batteria di servizio da 100 Ampère, compressore per rigonfiare i pneumatici quando occorra sgonfiarli per passaggi in fuoristrada particolarmente impegnativi e tutta l’attrezzatura utile a trascorrere una vacanza in totale autonomia.

Sul tetto ho installato una tenda Maggiolina con letto da cm 145×220, completa del necessario per la notte. E’ con questo mezzo che ho deciso di scoprire la Corsica in versione quasi invernale.

Arrivo in vista di Bastia la mattina del 20 marzo su di un traghetto della Compagnia GNV, Grandi Navi Veloci, partito semi-vuoto circa 4 ore prima da Livorno.
Nella calda luce del primo mattino le case della città vecchia, assiepate sul pendio della ripida collina a ridosso del mare, hanno assunto un caldo color oro che mi appare come un promettente benvenuto.
L’aria invece è fresca, attorno ai 7 gradi, la brezza robusta e la giacca anti-vento con interno in pile non risulta affatto eccessiva.
La città si trova all’estremità della fertile pianura della Marana, tra una larga valle detta U Fanghu dove si sono sviluppati i quartieri nuovi e una profonda insenatura che ospita il Vecchju Portu, ben riparata da un alto promontorio dove fin dalla metà del ‘300 fu costruita una prima fortezza a difesa dell’abitato, per affermare la nascente potenza genovese sulla Corsica.

La disposizione dei suoi quartieri è la chiave di lettura delle vicende che nei secoli hanno coinvolto Bastia, conferendole l’attuale impronta urbanistica.
Attorno al fortino, che diventerà la Cittadella, si sviluppa la città nuova, a Terra Nova, che sotto Genova vedrà insediarsi le famiglie fedeli alla Repubblica ligure.
Ai piedi di questa collina, si trova a Terra Vecchja e cioè il quartiere del porto, con le chiese di San Ghjuvanni e San Carlu e la Piazza d’u Merca’, luogo d’incontro per eccellenza della città medievale per pescatori e Corsi attratti dalla prospettiva di nuove ricchezze. Nei secoli successivi la città andò estendendosi verso nord e verso sud, bloccata a ovest dalle alte colline della Serra d’u Pignu.
A iniziare dal 18°secolo, nella parte nord si sviluppa la città francese attorno alla bella Piazza San Niculau, davanti alla quale nascerà quello che è oggi uno dei porti commerciali più attivi dell’isola e quello passeggeri.
Lo sviluppo lungo i due assi si è accentuato e attualmente a nord è sorto un grande porto turistico, accanto all’antica zona industriale di Toga e a sud sono cresciuti i quartieri popolari fino ad inglobare i comuni limitrofi. Assolutamente da visitare la Cittadella, chiusa da alte mura del 16° secolo, con il palazzo dei Governatori, che ospita il Museo Etnografico, e la cattedrale di Santa Maria, fra le opere più espressive, assieme all’oratorio di Santa Croce, del barocco mediterraneo.

La Corsica è un’isola in cui mare e montagna convivono insieme sempre e ovunque.
Mille chilometri di coste ma anche montagne che superano i 2700 metri di altitudine.
Roccia e spiagge, fitte abetaie, querce e macchia mediterranea formano un tutt’uno costante e sono fonte di contrasti continui, alla base dell’intrigante fascino di questa regione selvaggia, tanto vicina all’Italia ma ingiustamente poco nota a molti di noi.

Appena sbarcato e uscito dall’area portuale, alla rotonda giro a destra e, seguendo le indicazioni ben visibili, imbocco la strada che dirige a nord, direzione Cap Corse.
Appena fuori dall’abitato il traffico è piuttosto scarso, come prevedibile in questa stagione, e formato solo da locali.
Percorro circa 15 km ed ecco Marina di Sisco dove, proprio a un passo dalla spiaggia si trova il Camping a Casaiola (info@camping-acasaiola.com).

Pochi chilometri ancora di strada tortuosa ma bella e trovo Marina di Pietracorbara.
A ridosso della spiaggia, una larga lunetta di sabbia bianca, adattissima anche per famiglie con bambini.
Appena dietro, stanno ricostruendo una massiccia torre genovese che ospiterà un ristorante fin dalla prossima stagione estiva.
Non lontano, vedo le indicazioni del Camping La Pietra (lapietra@wanadoo.fr) e di alcuni altri ristoranti.
La strada, dal fondo liscio come velluto, pare asfaltata di recente, come del resto la maggior parte delle principali direttrice corse, è sinuosa e copia l’andamento irregolare della costa.
In questo tratto del “dito”, la lunga penisola che si protende nel mar Ligure, è fitto di piccole località marine di solito dotate di almeno un campeggio ciascuna.
Almeno sei anche le strade che si spingono nell’interno, un paio delle quali travalicano l’aspra costola montagnosa e ridiscendono sul versante opposto.
Attenzione però ad affrontarle con camper o caravan, perchè si tratta di percorsi generalmente stretti, spesso esposti e che richiedono impegno e una guida molto attenta.
Questo vale per molti dei tracciati interni e anche per alcuni tratti della costiera, specie nel nord-ovest dell’isola.
A Macinaggio si trova la spiaggia di Tamarone, una delle più belle della zona, fra Punta di a Coscia e Monte di a Guardia.
Dal porto, seguire la D80 che gira a sinistra verso l’interno, prendere a destra alla prima traversa passando davanti al market SPAR e proseguire fino al Camping de la plage u Stazzu.
Il campeggio è ancora chiuso, aprirà ai primi di aprile, ma per voi sono entrato a curiosare.
Si tratta di una struttura davvero essenziale, non ci sono piazzole definite e, confermato da gente del posto, ognuno si sistema come preferisce. Non ho visto colonnine per la corrente.
Il posto è bello, anche se molto a ridosso del paese e del traffico che scorre lungo la statale, e sicuramente merita.
Va detto, per chi non è pratico di campeggi francesi e corsi in particolare, che in questo ambito da sempre la Francia ha avuto una, chiamiamola politica, volta a garantire quasi ovunque delle aree di campeggio e/o sosta camper ma dotate dei servizi basici: carico e scarico acque, colonnine elettriche (ma neppure sempre).
A volte esiste un negozio, a volte un ristorante più o meno attrezzato, ma può capitare che manchino anche entrambi.

I Francesi, o almeno certi Francesi, hanno un animo minimalista e quando vanno in vacanza apprezzano i luoghi selvaggi, dove le strutture ridotte al minimo non guastano l’atmosfera “naturale” di un ambiente quasi intatto con il quale stare il più possibile in simbiosi.

Ai primi anni ’70 mi capitò di trascorrere una settimana all’Ile du Levant, davanti alla Costa Azzurra, in un villaggio naturista dove non c’era neppure la luce elettrica e solo le costruzioni comuni del ristorante e del piccolo negozio, entrambi in legno e stuoie, beneficiavano di un generatore di corrente, soprattutto per alimentare i frigoriferi.
Il luogo era fantastico e dopo il tramonto ci si sentiva protagonisti di un antico presepe napoletano, illuminato soltanto dalle lampade a petrolio o a gas delle tende sparse fra oleandri, pitosfori e rosmarini.

Proseguendo oltre il Camping de la plage u Stazzu inizia uno sterrato dove due pali impediscono il passaggio ai camper ma lo consentono alle auto fin nei pressi della spiaggia, a circa km. 1,5 dove esiste un comodo parcheggio.
Di lì, uno stretto viottolo porta alla Punta di a Coscia e, proseguendo, ad altre, più piccole spiagge.

Rientrato sull’asfalto riprendo la D80 che attraversa tutto il capo fino alla riva opposta con una ricca serie di curve che riducono la media oraria, specie ai camper.
Prima della località Botticella, trovo a destra l’imboccatura non tanto visibile della strada (D253), molto suggestiva ma stretta e percorribile con cautela da un camper, che conduce alla costa, distante forse 3 km, punto estremo del “dito”.
Sull’incrocio, trovate le indicazioni Tollare e Barcaggio.
A Tollare (43°0’26”N 9°23’17.7576”E), esiste un piccolissimo gruppo di case per le vacanze e un’ampia spianata in terra battuta ove un cartello avvisa che in stagione estiva è richiesto un pagamento a giornata per i camper che intendano trascorrervi la notte.
Non è però consentito campeggiare.
Pare un’incongruenza ma data l’assenza totale di persone sul posto non so specificare altro.
Una fontanella un po’ nascosta consente di disporre di acqua ottima ma in quantità minima perchè ne esce proprio poca.
Ci arrivo un paio d’ore prima del tramonto, in tempo per esplorare l’altra strada che, a un bivio poche centinaia di metri prima di Tollare, conduce a Barcaggio, piccola località, in origine villaggio di pescatori. Il paese si trova in una riserva naturale protetta, con qualche dozzina di case, incluso un porticciolo attrezzato, il B&B Barcaggio Casette (Tel.+33 495350763) e il B&B I Peschi.
Da segnalare, la spiaggia omonima e quella di Cala Genovese, raggiungibile attraverso il sentiero dei Doganieri.
Bellissime le dune, dove potrebbe capitarvi d’incontrare qualche mucca al pascolo.
A Tollare realizzo finalmente un antico sogno, passare la notte in solitudine, su questa spiaggia.
E’ quasi il tramonto.
Il sole sta per scomparire alle mie spalle oltre la cresta rocciosa che per un attimo sembra farsi trasparente sotto la sferza degli ultimi, potenti sprazzi di luce.
L’aria si fa più fredda e gli occhi mi lacrimano alla tramontana in aumento.
Calco al massimo la cuffia di lana sulla testa e godo della pace assoluta che mi circonda come qualcosa di fisico, intanto che ad ogni istante il mare muta i suoi colori, dal blu al grigio al verde scuro come petrolio.
Intanto preparo la cena: risotto ai gamberetti e zucchine, formaggio fresco di capra, baguette e… tè bollente, tanto tè bollente!
Al limitare della spianata, gli unici a condividere con me tutto questo sono due tedeschi con cane arrivati poco prima su di un Volkswagen camperizzato.
Mentre sono alle prese con piatti e tegami, raffiche a volte sgarbate colpiscono la Maggiolina aperta sulla Range.
La tela è tesa al massimo e non mostra alcuna indecisione, pur essendo, la struttura, tutt’altro che aerodinamica.
Mi chiedo se non sia meglio chiudere tutto e dormire in macchina, dove, proprio per le emergenze, ho conservato lo spazio sufficiente per un sacco a pelo a mummia.
Approfittando di un discreto segnale, tramite lo smartphone chiedo consiglio agli amici fuoristradisti di un gruppo facebook.
Almeno tre di loro mi tranquillizzano confermando la grande solidità della Maggiolina anche in condizioni di tempo critico.
E’ buio pesto quando mi decido a salire la “scaletta dei polli”, come la chiama mia moglie Anna.

Non prima però di aver guardato ancora la volta del cielo gremita di una quantità assurda di stelle e il fascio di luce del faro che lampeggia sull’acqua il suo codice.

Notte alquanto agitata per le tante volte che le raffiche hanno agitato la tenda e anche per il freddo che riesce a insinuarsi nel sacco a pelo nonostante la spessa coperta di pile che avevo aggiunto sopra.

Alle sette sono già sveglio, desiderando intensamente due cose.
Nell’ordine: una stanza ben calda nella quale vestirmi e una grande, bollente tazza di qualsiasi cosa.
Dispongo invece di un grosso cespuglio come riparo precario mentre alla velocità dei vecchi film muti sostituisco la tuta termica con i vestiti.
Pochi minuti e sono in macchina a sorseggiare un’intera Bialetti da quattro, zuccheratissima e bollente, mentre osservo il mare davanti a me, l’isolotto roccioso della Giraglia e il faro, ultime propaggini di una Terra generosa d’emozioni forti.
E’ un piacere multiforme, quello che sento passarmi sotto la pelle, ma così intenso e fulmineo che mi è difficile renderlo in parole.

Ho già acceso il motore e il riscaldamento, perchè fra il vento e la bassa temperatura, quel che percepisco è vicino allo zero.

Resto ancora un attimo, poi via.
Ho chiuso e controllato tutto, ma è molto a malincuore che volto le spalle a Tollare e alla sua magìa per dirigere a sud, sempre sulla D80 e le mille e mille curve che copiano il continuo dentro e fuori della costa.
Non bisogna aver fretta, quando si affrontano percorsi come questo, specie se farete come me, procedendo cioè da nord a sud, quindi sulla corsia di marcia a ridosso del ciglio.
L’attenzione alla guida è massima, mentre vorrei potermi guardare intorno.
Per fortuna che il traffico continua a restare molto scarso.

Buoni km a tutti da Alberto Angelici, CAMPERISTA ITALIANO.