Le Idee

Dove andare in camper?

Cosa fare in camper se si ha solo un weekend a disposizione? Dove andare in vacanza in camper?
Queste sono le proposte dei nostri ambassador, navigati camperisti con migliaia di ore di strada alle spalle, pronti a darvi spunti e consigli sui vostri prossimi itinerari.

Brou Reale

Monastero di Brou ( Francia )

vedi in mappa

 

Che ne dite di venire con me a Brou, nella dolce e tranquilla provincia francese?
Ci vengo da una vita ed è sempre bellissimo, specie per noi camperisti.
Tutta la Francia sembra fatta apposta per le nostre esigenze

 

Brou

 

QUANDO IL CASO CI DA UNA MANO GRANDE…
Ma esiste davvero il caso?

 

Giovedì 22 agosto, ore 18 circa.

Partiti da Verdun, dove un’area – camper ci ha confortevolmente ospitati per due giorni, dopo la sosta strategica ad una boulangerie-patisserie da sballo, ci rimettiamo in strada.
Percorsi quasi 600 chilometri, decidiamo che per oggi può bastare.
Siamo fra Digione, a nord, e Lione,a sud.

Le carte e il navigatore ci dicono che la cittadina di Bourg – en – Bresse (pronuncia: Bur on bres) può fare al caso nostro.
Siamo nella Francia orientale, non lontano dal confine svizzero-italiano.

L’ottima app CamperContact offre varie opzioni.
Sto per cliccare sulla seconda quando alla riga sottostante leggo che a 3km un’ampia area ben ombreggiata confina con una chiesa.
Nessun ulteriore dettaglio.
Ok, vada per questo
Magari – penso – se domattina sarà aperta, diamo un’occhiata.

Già stanco, nell’incerta luce del tramonto, mi limito a seguire le indicazioni.
Periferia del paese, prati ben tenuti e alti platani.
Sotto, una manciata di camper e tanto spazio libero nel lungo rettangolo del parcheggio.

Mi basta.

Nei pochi scorci che gli alberi consentono intravedo un’abside costoluto e della pietra chiara che un sole basso tinge di rosa.
Non ci penso: ho bisogno di mangiare qualcosa ma soprattutto di andare in branda.

Ore 7 e 30 di venerdì.

Mi sveglio di soprassalto al gracchiare ruvido di un diesel: è il camper vicino a noi che se ne va.
Inizio il solito e ben collaudato iter del mattino.
Dopo la toilette, prendo dallo stipo sopra il frigo il barattolo del caffè, così Anna si sveglierà con quel profumo nell’aria.

Bialettina…acqua minerale… pochi minuti e l’odoroso sbuffo avvisa che posso spegnere.
É il momento di chiamare la signora.
Non va sempre così, perchè altre volte si sveglia da sola.

Intanto che lei deambula fino al bagno portandosi i vestiti e si chiude nella parte posteriore del camper, approfitto per alzare il basculante e rimettere in posizione gli schienali dei sedili.
In un attimo, aperte le tendine, la nostra casetta su ruote torna ad essere un veicolo, pronto a portarci altrove.

Ore 8,30, sistemata la zona cucina, controllate le chiusure di armadi e cassetti, possiamo andare, dopo aver programmato sul Garmin la destinazione successiva: Lyon.

A sinistra, dove il senso unico ci indirizza.
In fondo, dice il navigatore, dove la strada finisce gireremo ancora a sinistra.
Ancora qualche traccia dei fumi notturni deve disperdersi e appena noto quel che mi scorre accanto.
Alla T dell’incrocio la voce del navigatore, un po’ pedante ma preciso, ripete l’invito a girare a sinistra.

Obbedisco.

Con la coda dell’occhio percepisco una grande macchia bianca che invade il finestrino.
Giro lo sguardo e…inchiodo, facendo cadere il cellulare dalle mani di mia moglie e obbligando un’utilitaria a far lo stesso dietro di noi a rischio di tamponarci.
Resto per un momento a fissare la stupenda facciata gotica che mi riempie gli occhi.

Basito, non so staccarne lo sguardo.

 

 

Anna, si cambia programma”  borbotto, e già manovro verso il parcheggio.
Vedi, c’è anche un museo” – aggiungo, indicando la targa sul basso edificio adiacente la chiesa – “se siamo fortunati apre fra poco, alle 9 “.
Abbiamo appena il tempo di un caffè e di un croissant nel bar-trattoria di fronte.

Le luci sono quasi tutte ancora spente; il proprietario ha appena aperto, è evidente, e, mentre chiacchiera con un amico, da un sistemata a un paio sedie, raddrizza un quadro, raccoglie qualcosa da terra.
Sul primo momento non pare contento della mia richiesta.
È serio in volto, esita poi ci fa segno di accomodarci a un tavolino non apparecchiato.
Mi scuso e scherzo sul fatto che specie sul finire della settimana, a volte è faticoso mettersi in moto, la mattina.
Al che l’uomo sorride, ride anzi, e replica che ogni mattina è faticoso, per lui.

“Je vous avoue que je préférais beaucoup plus aller pêcher, mon ami!”
Le confesso che preferirei di gran lunga andare a pescare, amico mio!

Ecco che in un attimo l’umore nel locale è mutato.
Tante volte, mi dico, basta una battuta, un sorriso, per disporre al meglio le persone.
Sì, il sorriso, diceva qualcuno, è il miglior lubrificante nei rapporti interpersonali, una chiave universale che può aprire ogni porta.

 

 

LA CHIESA DI SAN NICOLA DA TOLENTINO E IL MONASTERO REALE DI BROU

Il monastero comprende, oltre la chiesa, tre chiostri su due livelli e oltre 4000 m2 di edifici destinati ad accogliere una trentina di monaci e, giusto per farvi capire l’importanza di ciò che mi trovo davanti per caso, il monastero, definito “reale” da Luigi XIV nel 1659, è inserito nell’elenco dei dieci più importanti complessi architettonici di Francia.
Dalla biglietteria passiamo al primo dei chiostri e, dall’arioso porticato (vedi foto), direttamente alla chiesa attraverso l’ingresso laterale.

Siamo soli, Anna ed io, e nel varcare il portale mi sento come il bambino sulla soglia di un mondo magico.
Non sto in punta di piedi ma è come se lo fossi, mentre lo sguardo risale lento gli immensi pilastri, per non perdere un dettaglio.

Costoluti come gli alberi stilizzati che vorrebbero raffigurare, salgono per forse trenta metri, bianchissimi, fino a sparire lassù, allargando in rami che vanno a disegnare le volte in linee purissime ed essenziali.
Su entrambi i lati la luce del sole entra a fiotti dalle vetrate tingendo la pietra di vaghe macchie colorate.
La chiesa, un capolavoro del gotico fiammeggiante, fu costruita fra il 1513 e il 1532 sotto la direzione di un famoso capomastro fiammingo.

 

Tempi straordinariamente brevi, per un’edificio di tale importanza e impegno, perché la committente, Margherita d’Austria, intende farne non una chiesa ma il mausoleo del marito Filiberto il Bello, scomparso dopo appena quattro anni di matrimonio.
Ecco perchè, in realtà, l’edificio non fu mai aperto davvero al publico se non in rare occasioni.
Margherita, figlia dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo, era nata a Bruxelles nel 1480 e volle che la chiesa riflettesse lo stile e l’atmosfera di quella città e dei suoi edifici.
Perciò la maggior parte delle sculture presenti nella chiesa sono opera di artisti belgi ovvero fiamminghi.

 

Meglio delle mia parole, parleranno le immagini che accompagnano questo diario.
Sono certo che da esse capirete il mio stato d’animo mentre mi aggiro, piccolo uomo, negli immensi volumi bianchi.

Cerco di cogliere al meglio la magia che sento nell’aria, la bellezza di di ogni dettaglio sapientemente intagliato nella pietra delle balaustre e del jubé, lo spettacolare transetto che separa la navata dal coro, nel marmo dei magnifici sepolcri di Margherita e Filiberto , nella quercia della lunga, doppia, sequenza di scranni del coro absidale.

 

Saliti al piano superiore possiamo, a malincuore, lasciare la chiesa per passare ai locali ora adibiti a museo.
Un tempo, erano gli appartamenti della Principessa e i locali abitati dai monaci.
Nelle prime sale sono raccolte le opere a mio parere più significative e preziose.
Sono statue lignee provenienti anche da altre chiese e abbazie della zona, olii su tavola e sculture, alcuni ritratti di Margherita, fra i quali uno di scuola fiamminga che trovo particolarmente bello.

 

Nelle altre sale sono esposte tele di varie epoche, bronzi, argenti, oggetti ritrovati nel corso dei restauri, antichi documenti.
Da lì, un percorso ben studiato ci fa ridiscendere a pianterreno attraverso i chiostri fino all’uscita.

L’estrema bellezza mi fa diventare filosofo e in questo momento, consapevole di vivere una delle esperienze più intense e significative che io ricordi, non posso impedirmi di riflettere su ciò che più volte ho pensato nel corso della visita.
Che solo il caso ci ha portati a scoprire il monastero di Brou e la sua chiesa che, per la sua infinita bellezza mi sento di definire un luogo dell’anima.

Il caso di un senso unico girato verso sinistra piuttosto che dall’altra parte.

Perchè qui dentro mi sento minuscolo e fragile ma anche migliore di quando sono entrato, immeritatamente elevato allo splendore che mi circonda.
Sfiorando le immense sequoie in pietra per sentirne la fisicità, immerso in una luce ultraterrena, perfino un agnostico come me respira aria di paradiso.


ℹ️info:

Monastero Reale di Brou

63 Boulevard de Brou, 01000 Bourg – en – Bresse

vedi in mappa

 

 

Buoni km a tutti
Alberto Angelici


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Le gole del Verdon

Il gran canyon Francese

Le Gole del Verdon sono considerate come il canyon più bello d’Europa!
Le loro pareti raggiungono i 700 m di altezza e vi offrono panorami mozzafiato.

 

I dintorni delle Gole sono tutti attrezzati.
Da Castellane, una strada costeggia il canyon proponendo punti panoramici vertiginosi.
Per immergervi nella natura, prendete il sentiero Martel, o tuffatevi nella grande vasca, in kayak o facendo rafting.

Gole del verdon

 

Il canyon

Il canyon si estende da Castellane fino al Lago di Sainte-Croix per una quarantina di chilometri. Il Verdon traccia il suo percorso tra le ripidi pareti calcaree. Questo cordone verde smeraldo, tranquillo, ma anche molto tumultuoso, è accessibile da vari punti, per la gioia degli occhi, per fare un bagno o praticare attività tonificanti immersi nella natura.Lago di Castillon.

 


Il lago più vicino al Camping Terra Verdon è il Lago di Castillon, a circa 5 km, accessibile in bicicletta o in macchina.
È anche il più selvaggio e si estende per 8 km. Le sue acque verde smeraldo superano abbondantemente i 22° in estate e sono un vero e proprio parco giochi per tutti.
Piccole spiagge riparate per fare il bagno.
Una grande base nautica per praticare numerose attività come la canoa, il kayak, tavole SUP o il pedalò ma anche lo sci nautico e la boa trainata.

Gole del Verdon

foto dal gruppo

Lago di Sainte-Croix

Con i suoi 22 km2, è il più grande sul percorso del Verdon ed è considerato come il più bello della Provenza.
A circa un’ora di strada dal Camping Terra Verdon, il lago di Sainte-Croix è il punto iniziale delle più alte falesie del canyon.
Permette di accedere alle gole in canoa, in pedalò o con il battello elettrico per 2 km.
Numerose spiagge invitano al relax e lontano dai paesini, potrete trascorrere in tranquillità un’intera giornata in famiglia. In estate, la temperatura dell’acqua può raggiungere i 27°.
Il catamarano e il windsurf sono tra le attività più popolari.

Lago di Sainte-Croix

 

Buoni chilometri a tutti.

Roberto Ioannilli


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Rimini in inverno

Rimini in inverno

 

Un sabato invernale, dopo una riunione interminabile e noiosa come una nevralgia, alle 17 Anna ed io siamo fuggiti con il camper.
Non avevamo una meta, alcun’idea della destinazione ma, solo e impellente, il desiderio di cambiare aria.
Autostrada A14, Bologna-Bari-Taranto la chiamano nei bollettini di Isoradio e in effetti fin laggiù arriva.Noi però ci saremmo fermati prima, anche perchè due giorni dopo saremmo dovuti ritornare, aihnoi, alla base.
Rimini, ho pensato.


Rimini è l’unica località della costiera romagnola a possedere un centro storico, una bella piazza, Piazza Cavour, grande e sempre gremita, chiusa all’estremità nientemeno che da un sontuoso arco di augustea memoria, all’altezza della Circonvallazione.
C’è anche il mare, ovviamente, un mare che, nascosto sotto una coltre di corpi d’estate, nella stagione invernale si nobilita e riacquista il suo fascino primevo.

Rimini sia, allora, e poco più d’un’ora dopo, sono solo 120 chilometri, arriviamo al lungomare.

 

 

 

Il grigio domina, assoluto.

In mille sfumature satura ogni fondale, vincendo sugli altri colori.
Il cielo è grigio, uniforme e denso come velluto.
Grigio l’orizzonte, reso vago e indistinto dalla nebbia che ruba linee e demarcazioni.
L’aria stessa sembra grigia e perfino la rena appare in perfetta nouance con il colore sovrano di tutto, così che non vi è alcuna soluzione di continuità.
Il movimento soltanto, in contrasto con l’immobilità, distingue allo sguardo tra liquido e solido, tra mare e spiaggia.

Poche le auto, scarso il passeggio e sistemiamo il camper (Zingaro, l’abbiamo battezzato) ai limiti di un parcheggio che, come una penisola, s’incunea verso l’acqua, il più lontano possibile dal traffico, nei pressi del circolo nautico, a pochi metri dal canale che divide da San Giuliano Mare.

Cappellino alla Nicholson (watch cup, lo chiamano in USA), rigorosamente nero, ma ne ho di blu navy, verde oliva e perfino uno rosso della Protezione Civile, che a volte adopero se cammino sulla strada in condizioni di scarsa visibilità.
Scarpe comode, gilet imbottito e via, Anna combinata allo stesso modo, c’incamminiamo verso il bagnasciuga.

Le ultime luci del giorno cedono alla fitta foschia che ci isola completamente, ingoiando cose e suoni, palazzi e ogni altro segno del mondo circostante. Percorriamo forse un paio di chilometri, incontrando rari passanti, quasi tutti con cane al seguito, poi la voglia di una tazza calda ci risospinge verso la nostra casetta ambulante.

Risotto Knorr con riso carnaroli e porcini, sbrigativo e accettabile, formaggio pecorino senese, clementini freschi freschi e, al termine, tisana con tiglio, salvia, camomilla e altro ancora, non so: buona, aromatica e calda.

Sullo stereo gira, appena udibile, un notturno di Chopin.


La nebbia mattutina ci sveglia

La mattina, come sempre, mi alzo alle prime luci, stentate questa volta, per la nebbia che non accenna a stemperarsi.
Approfitto del sonno di Anna, che sotto le coperte è un cumulo ronfante, per uscire in strada, verso il vicino porto canale con la fotocamera.

I pescherecci allineano sulla banchina segnata da grosse, bianche bitte marmoree.
Sono le ultime vestigia dell’antico porto romano, ritrovate anni fa nel corso della ristrutturazione e rimesse in uso.
Portano segni profondi su cui tecnologiche funi in nylon e dacron sostituiscono i canapi dell’antico naviglio a vela che anche venti secoli fa, come e meglio di ora, alimentava i commerci di una popolazione industriosa.

E’ domenica e gli scafi dondolano silenziosi e vuoti, irti d’attrezzature, festonati da reti, tubi in gomma e cime.
Ogni tanto una macchina mi sfila accanto ma il suo rumore scompare in fretta, assorbito dalla nebbia che pare un effetto speciale da film noir e l’unico vero rumore è il ruvido, sommesso strisciare sul cemento dei vecchi pneumatici usati dai pescherecci come parabordi.

 


Ritratto di una Rimini inedita

Ci sono scafi bianchi di vernice, alti sull’acqua, orgogliosi dell’evidente solidità dell’acciaio inox che brilla nonostante la foschia.
Altri, meno fortunati, mostrano i segni del tempo, saldature rifatte, strie di ruggine, strutture logorate dal lavoro quotidiano in un ambiente aspro e duro come pochi altri.

Due gabbiani sfidano la brezza e l’umido dall’alto di una torretta fitta di radar e antenne radio e inconsapevolmente finiscono in una foto.
Poco oltre, il vecchio faro ottocentesco lampeggia il suo segnale, accompagnato dal lamentoso gemito del corno da nebbia che segnala l’imboccatura del porto. Brutto affare, comunque, essere in mare ora, se privi di un buon radar, perchè con una tal nebbia poco può, il faro, e il verso della sirena si spande nel grigio ed è arduo capire da dove provenga.

Ovunque, sui ponti dei pescherecci, a terra sulla banchina, bancali di cassette, scatole di polistirolo, rotoli di funi, una fila di stivali gialli in attesa di un equipaggio.
Tutti segni di un’attività solo sospesa e che domani riprenderà, nebbia o non nebbia, con qualunque tempo o quasi, perchè noi a casa si possa preparare un fritto di calamari, una coda di rospo alla griglia o gli spaghetti con le vongole.

Un unico bar aperto, sul lato opposto della strada che lambisce il porto-canale, tra un’agenzia marittima e le vivaci foto che pubblicizzano dei corsi per sub.

 

L’interno è caldo, profuma di bomboloni alla crema e di caffè espresso

Anche di dopobarba al mentolo, e il responsabile mi passa accanto mordendo un cornetto.

In un angolo alcuni pescatori discutono di pregi e difetti di non so quale apparecchiatura elettronica.
Uno scuote il capo chiaramente in disaccordo, l”altro sostiene le ragioni della sua scelta, il terzo sfoglia pigramente le pagine rosa della Gazzetta sportiva e, a seconda dei casi, approva o critica.

Volti conciati dal vento e dal salino, mani che sembrano scolpite nel legno completano a gesti la morbida parlata romagnola e resto un poco ad ascoltare, non visto, l’affascinante (per chi ne è estraneo) ma duro mondo di chi va per mare ogni giorno.

Prima di uscire compero una brioche per Anna che di sicuro mi sta già aspettando in camper.
Dopo la sua colazione, altra camminata, questa volta più lunga, sulla spiaggia, a frugare con la punta delle scarpe tra ciò che il mare ha trascinato a riva.
A guardare i cani inseguire un bastoncino, incrociando qualcuno che corre e perfino una coppia di cavalieri in groppa a un paio di animali niente male.  Anche loro finiscono nell’ hard disk della digitale.

 

Rimini d’inverno, il suo mare, la nebbia.

Una realtà differente da quella, ben nota, della più alta concentrazione d’Europa di discoteche, delle spiagge gremite, delle file interminabili in autostrada, della ressa e del rumore.
Una realtà alternativa che, come tante, possiamo trovare andando controcorrente anche solo un poco, cercandola quando gli altri la ignorano, dimenticandosene quando per molti (troppi) diviene imprescindibile.

Buoni chilometri a tutti
Alberto Angelici


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Baja California

Baja California

Oggi vi voglio raccontare di un mio lungo tour compiuto anni fa, dal Canada fino all’estrema punta meridionale della penisola di California, (Baja e basta, per gli Americani).

Quell’anno, partii con il “camperino” Wolkswagen Vestfalia, lo avevo chiamato Rafi, diminutivo di Rafiki che in swahili significa “amico”, il giorno dopo aver chiuso nel fienile le attrezzature agricole e aver staccato le batterie ai trattori.

Era il 10 di ottobre e nel sud Ontario già si attendeva la prima neve da un momento all’altro.
Puntata la prua a sud – ovest, attraversai in diagonale tutta l’America.
Mi fermavo ogni volta che trovavo qualcosa di interessante ma 15 giorni dopo ero a Mexicali, in territorio messicano sotto San Diego, California.
Da lì iniziai a scendere per la penisola della California, lunga quasi 1000 miglia, ovvero 1600 km.
In realtà ne percorsi circa 3000, soltanto nella penisola, perché non andavo in linea retta ma passavo da una costa all’altra zigzagando e in mezzo c’erano anche le montagne.

Baja California

Impiegai un mese ad arrivare in fondo, a Cabo San Lucas

C’erano spiagge magnifiche, selvagge e piatte, inframezzate a enormi rocce che parevano il risultato di un’immane grandinata. Contro di esse rompevano le onde in mille lapilli bianchi.
Spesso era possibile percorrere miglia e miglia sulla sabbia compatta incontrando solo gabbiani e cormorani; a volte dovevo perfino azionare il tergicristallo quando una raffica di vento portava fino a me gocce d’oceano.
Di solito, appena il sole iniziava a calare verso ovest, io iniziavo a cercare un luogo per la notte.
Quella volta, saranno state le sei del pomeriggio e guidavo sull’arenile da almeno mezz’ora, quando mi trovai davanti alcune rocce bitorzolute che creavano una sorta di semi- anfiteatro naturale, arrivando fin quasi all’acqua, dalla quale le dividevano pochi metri di sabbia.
Appena oltre, onde modeste rompevano sull’arenile in mille ventagli bianchi di schiuma.
Il luogo era bellissimo e perfetto per un bivacco. Fermai il camper parallelo al mare, lasciando sulla sinistra appena lo spazio per tavolino e barbecue, protetti da un’alta cresta rocciosa.

Baja California

Poco dopo, seduto a guardare lontano, dove l’Oceano virava al blu scuro dei fondali profondi, mi riempivo i polmoni dei profumi di una Natura intatta

Aromi di erbe selvatiche e di salino e… d’un tratto avvertii un odore differente.
Di erba, sì, ma… di un’erba che nulla aveva a che fare con quel contesto.
Curioso di capire se fosse la mia fantasia a giocarmi uno scherzo, naso all’aria, girai due volte su me stesso poi puntai alle rocce davanti a me.
Pochi passi per superarle e, davanti a me, un grosso, vetusto furgone, la fiancata stinta ancora segnata dal logo del Oregon Mail Service, il Servizio Postale dell’Oregon.
Simile a un alto scatolone, aveva le portiere scorrevoli; dal grande portellone posteriore a serranda scorgevo una ratatuglia di sacchi a pelo, borsoni e coperte. Da una stuoia a colori vivaci un meticcio bianco e nero mi fissava con occhi mansueti e moderatamente curiosi.

“Hi, what’s going on?”

La voce un po’ in falsetto che chiedeva come mi andassero le cose, apparteneva a un personaggio dai lunghi capelli rossicci legati a coda di cavallo.

Stesa accanto a lui, gli occhi appena socchiusi, una ragazza minuscola tirava da una pipetta nera boccate di fumo, quello stesso che mi aveva attirato fino a loro.
Fu così che conobbi Frank e Francy, lui canadese e lei fiamminga ma entrambi vagabondi del mondo.

Da qualche anno giravano il continente senza una meta precisa, fermandosi per un paio di mesi ogni volta che restavano al verde, pronti a raccogliere frutta o a servire ai tavoli di un coffee- shop.

Ci facemmo compagnia per qualche giorno, collaudando i rispettivi repertori gastronomici.
I loro risentivano di vaghe contaminazioni orientali piuttosto interessanti ma anche i miei spaghetti alla mediterranea riscossero un lusinghiero successo.
All’estremo sud della penisola, ricordo per il curioso binomio dei loro nomi, una spiaggia chiamata Divorce Beach e un’altra, poco lontana, Playa del Amor

Tutto è cambiato

Potei sistemarmi per alcuni giorni sulle rocce a pochi passi dalla spiaggia e godermi dei tramonti spettacolari in quasi totale solitudine.
A quei tempi non c’era quasi nulla, laggiù, solo qualche raro cottage e pochi alberghi ma comunque a non meno di un paio di miglia dal mio bivacco.
Adesso vedo su Google Earth che è pieno stipato di hotel ville e porticcioli turistici.

Fu un viaggio che non potrò mai dimenticare, fatto “seguendo il naso”, senza programmi ma rispettando sempre la regola” se mi piace mi fermo, altrimenti proseguo”. Trovai sempre clima e temperature ottime, lungo la penisola, fra 15 e 30 gradi.

 

 

Baja California

Rientrai in Canada a metà dicembre, mi pare, in tempo per prepararmi per l’ Italia, dove avrei trascorso le feste con famiglia e amici.

Alberto Angelici
 

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📺 Marocco in camper

MAROCCO IN CAMPER

Siete mai stati in Marocco in camper?
È un tour che un camperista dovrebbe fare almeno una volta nella vita.

Negli episodi di “Itinerando” che troverete qui sotto partiamo per un viaggio da sogno:
si parte da Tangeri e si chiude a Zagora, passando per Casablanca e Marrakech.

 

Un viaggio che per essere goduto al meglio necessita di almeno 25 giorni, ma le meraviglie che incontrerete vi regaleranno ricordi indelebili.

 

Solcheremo le strade che portano alle Gole del Dades e del Todra, passando per l’azzurro della Source bleue di Meski.
Transiteremo tra villaggi e paesi dalle tradizioni antiche, molti di questi annoverati tra i più famosi set cinematografici:
Merzouga, Rissani, Erfud, Fes, Meknes, Chefchaouen

Parleremo delle varie tappe avvalendoci delle testimonianze e dei racconti di altri amici camperisti, che hanno già compiuto questa impresa più di una volta:
Renzo Lesica e Roberto Corni.

Daremo molti consigli utili in merito a valuta, dogana, traghetti, trasporti interni, comportamenti, usanze, soste e qualche suggerimento pratico per poter affrontare il viaggio in sicurezza e senza grandi imprevisti.

 

BUONA VISIONE


 

prima parte

 


seconda parte

 

 

Buoni chilometri a tutti

Franco Parla

 


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Napoli

Napoli è una cosa grande

 

Napoli non ha bisogno di presentazioni:
“Napule è ‘na camminata int’e viche mmiez’ all’ate,
Napule è tutto nu suonno e ‘o sape tutt’o munno….
Trad.
Napoli è una passeggiata nei vicoli in mezzo alla gente
Napule è tutto un sogno e lo sa tutto il mondo..”
(Pino Daniele)


Napoli è un mondo straordinario e ve lo voglio raccontare.
Se ve la sentite di dedicarmi dieci minuti, lo trovate qui sotto.
Pochi giorni fa ho voluto riservare quasi una settimana a completare il tour campano iniziato a maggio.
Ho deciso di fare base con il camper a Caserta, in un comodo camper service a due passi dalla Reggia (Area Sosta Camper Feudo San Martino) e a cento metri dalla stazione ferroviaria.
Perchè è in treno che andremo a Napoli.
Di Caserta e di Casertavecchia vi parlerò in un prossimo diario.

Intriganti, continui contrasti, fra l’atmosfera marcescente dei caruggi, antichi palazzi angioini, ancora imponenti nonostante l’incuria, il gotico e il barocco di certe chiese, chiasso, confusione, turisti coreani che fotografano anche i muri, ragazzini che in motorino schizzano a slalom fra la gente, un tizio silenzioso e lungo che mi guarda dalla soglia di una bottega, due fidanzati che si fanno un selfie sullo sfondo di un bar.
Caos e disordine che a ogni angolo, ingentiliti dal verde di un rampicante o dall’immagine di un’Antica edicola votiva, creano il miracolo d’un emozione nuova, diventano bellezza.

Ad ogni nicchia d’androne, sulla soglia di bar, pizzerie e botteghe dove il tempo sembra essersi fermato all’epoca di Re Ferdinando, le proposte dei venditori ambulanti, il vocio costante dei capannelli, l’impagabile, unico spirito arguto e leggero dei guitti napoletani.
In alto, fra le finestre, lunghi festoni di camicie e pantaloni appesi ad asciugare sembrano persone che si tengano per mano in attesa del girotondo.
Infiniti tesori, alcuni noti, come il Cristo Velato e la Cappella Sansevero, altri ignoti e sorprendenti come l’inattesa scena che ci si è presentata oltre un dimesso portale secentesco.

Sentite qui:

Saliti due gradini vetusti e consunti mi si presenta davanti una sorta di stretto timpano.
Ancora evidenti, le tracce di un’antica bellezza. Alle pareti, avvisi estemporanei scarabocchiati sui muri, il manifesto strappato di una mostra fotografica, una vecchia bambola di celluloide priva d’una gamba. Molto in alto, al lati dell’ingresso, stanno due seggioline appese a un chiodo.
Chissà perché…
Non più la chiesa, non più la volta forse scomparsa per un crollo in tempi lontani, forse una bomba della guerra.
Davanti a noi un ampio cortile a cielo aperto che prima doveva essere la navata centrale.
Sulla sinistra, un colonnato regge un superstite loggiato.

Sotto, addossate alla parete che ancora mostra vaghe tracce d’affreschi, un paio di vecchie credenze di recupero, un tavolo stinto, sedie spaiate, alcune occupate da buffi personaggi.

Chi chiacchiera, chi sta in silenziosa contemplazione di… cosa non si sa.
Sulla parete di destra, alcune alte nicchie, che in origine di certo ospitavano statue sacre, ora mostrano fitti ciuffi di erbe spontanee, quasi a comporre un bizzarro giardino verticale.
In una piccola rientranza sosta la carcassa rugginosa di un Vespino 50.
Sfiliamo accanto a un camerone, forse l’antica sagrestia?


Un avviso verde a pennello
comunica gli orari di una non ben specificata mensa.

Sotto, una differente mano ha aggiunto a matita e in diagonale: “ Oggi pasta e ceci”.
Dal lato opposto, sotto le volte che un tempo proteggevano forse l’altare Maggiore, ci giunge un vivace chiacchiericcio.
Ci avviciniamo e nessuno sembra far caso a noi, salvo un ometto segaligno vestito di scuro che per un momento ci segue con sguardo appannato, intenso nella sua assenza.
Attorno a un vecchio tavolino da bar, a quanto pare è in corso una movimentata partita di carte.
Quattro figure si agitano.
Soprattutto una sembra particolarmente coinvolta.
Lunghi capelli, bianchi e scarmigliati, un viso arrossato, il grosso naso domina un faccione da luna piena.
Proteso in avanti, agita un braccio verso chi gli sta di fronte, berciando parole confuse, mentre l’altra mano batte a pugno sul piano sconnesso, facendo ogni volta sussultare carte, bicchieri e vecchie cose.
Tutt’attorno fa circolo una mezza dozzina di sostenitori, chi seduto su appoggi di fortuna, che in piedi o appoggiato ai muri.
Senza parere, scatto, la mano appoggiata sulla Nikon appesa al collo.
Una varia, colorita umanità, una vera e propria Corte dei Miracoli, bizzarra rivisitazione partenopea dei Miserabili di Victor Hugo.
Una stramba comunità nata, credo, dall’occupazione spontanea e graduale di un edificio abbandonato.
Un giro per Spaccanapoli è un percorso (a ostacoli) lungo la millenaria storia della città.
Qui non ci sono solo i palazzi antichi, le chiese, ma anche le leggende e gli inconfondibili odori della cucina napoletana. Non stupitevi di nulla: lungo il percorso potrete incontrare splendide chiese e famiglie che vivono nei bassi ( modeste abitazioni ricavate al piano terra) , artisti-artigiani e abusivi che vendono di tutto. Da un po’ di anni piccoli hotel e bed and breakfast sono sorti lungo il percorso, permettendo al turista di vivere Napoli proprio come fanno i napoletani. O quasi.


Spaccanapoli è un budello stretto, in cui residenti, turisti e motorini convivono, non molto pacificamente.
Ma non c’è un luogo della città che potrà raccontarvi meglio l’anima di Napoli, la sua essenza che qui si svela senza trucchi.
Spaccanapoli non è una cartolina turistica: è Napoli.
C’è un luogo straordinario alla fine di Spaccanapoli, un Ospedale delle Bambole che dal 1840 si prende cura dei giochi preferiti delle bambine.
Se da piccoli avete avuto qualche problema a guardare film horror in cui la protagonista era una bambola assassina, magari limitatevi a guardare l’ospedale dalla vetrina.
Se invece di problemi non ne avete, entrate e godetevi questo meraviglioso viaggio nel tempo.
Teste, braccia, piedi, occhi, un’intera anatomia delle bambole è disponibile sotto i vostri occhi: alcune bambole sono in cura da molto, altre solo di passaggio e presto torneranno dai loro bambini.
L’idea geniale venne nel 1840 a Luigi Grassi, scenografo dei teatri di corte e dei teatrini dei pupi, lavorava in una stradina di “Spaccanapoli”.
Fu una mamma a chiedergli di aggiustare una bambola rotta e da quel giorno l’ospedale non ha smesso di curare i suoi particolari “malati”.
Il nome venne da una persona del popolo che passando da fuori disse in napoletano, “sembra proprio l’ospedale delle bambole“.
Luigi Grassi prese allora una tavoletta di legno e ci scrisse “OSPEDALE DELLE BAMBOLE” aggiungendo anche una croce rossa.
Da 180 anni quella insegna è ancora lì.
Al di là di Spaccanapoli, città nella città, tanto altro. Il Duomo, il tesoro di San Gennaro, i quartieri spagnoli, con la funicolare al Vomero, la Napoli sotterranea con le grandi cisterne scavate nel tufo in epoca romana e durante la 2da Guerra utilizzate come rifugi antiaerei, i resti del teatro romano, antichi presepi.
Tanti mondi, tutti con tante cose da raccontare, se sai ascoltare, se sai guardare e soprattutto se sai vedere.
Uno dei tre decumani della città, collega in linea retta Forcella con i Quartieri Spagnoli.
La sera, per tornare al BeB, abbiamo preso un taxi: l’autista Francesco pareva uscito da una commedia di un vero figlio di Napoli, il grande Eduardo.
Come ho già scritto qui, i quartieri popolari di Napoli non sono “cosa per tutti”.
Ovvero, per apprezzarli davvero serve trovare sintonia con esso, coglierne il sottile fascino decadente, qualcosa di indefinibile ma che piano piano vi sentite dentro.
Esso scaturisce dagli edifici fatiscenti, dall’opulenza barocca di certe chiese, dall’infima povertà dei vicoli, dall’ironia che puoi cogliere nei sorrisi della sua gente, dall’apparente caos dei mercati, nelle infinite, minuscole botteghe nelle crepe dei muri da dove spesso spuntano rigogliose erbe spontanee e vi chiedete com’è stato possibile. La risposta è semplice: ignoravano che fosse impossibile!
Risali i carruggi dove sorprende non sentire lo sferragliare dei carretti e t’immergi in un’atmosfera senza tempo. Ovunque giri lo sguardo trovi antiche pietre che chissà quanto avrebbero da raccontare, senti crescere in te una sensazione forte che non può che sorprenderti.
Senti e ti convinci che questa Napoli, città un tempo fra le più ricche del Mediterraneo e oggi apparentemente fragile e marcescente, sia in realtà sempre esistita, qualcosa di unico e indistruttibile che sempre esisterà, a dispetto di tutto e di tutti, di guerre e di tiranni, di invasori, terremoti e bombardamenti.
Ti guardi intorno e in quelle ombre, in quelle luci tenui, nei tratti forti di un volto sanguigno, sotto le volte anguste e buie di un vicolo, negli aromi di un basso aperto sulla cucina ti rendi conto di essere finito in un presepe cinquecentesco, dietro le vetrine d’un museo

PS: Pochissimi i monumenti, nelle foto. Perchè non era quello che di Napoli volevo portare a casa, ma la sua Gente unica.


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3 veloci idee nelle Marche

Marche: tre suggerimenti

Oggi vi faccio tre rapide proposte da fare in camper, tutte ambientate nel cuore delle Marche.

Castello di Gradara:

una spettacolare rocca fortificata di epoca medievale perfettamente conservata. All’ombra del suo mastro di 30 metri si è consumata la storia di Paolo e Francesca narrata da Dante nella “Divina Commedia”. Visitare il suo Sentiero degli innamorati e l’osservatorio ornitologico.

ℹ️Sosta camper
Parcheggio: Gradara (PU) – Piazzale Paolo e Francesca
GPS N 43.940740, E 12.771670

PORTAMI QUI

 


Riviera del Conero:

percorrete la costa da Ancona a Numana.
Vi innamorerete del mare cristallino, delle spiagge, dal Monte Conero.
Uno spettacolo naturale che vede il suo massimo splendore nella spiaggia delle due sorelle.
Sulla strada incontrerete anche tante altre spiagge, musei, eventi da non perdere.

 

ℹ️Sosta camper
Parcheggio: Ancona (AN) – Via Scataglini
GPS N 43.551360, E 13.51319

PORTAMI QUI

 

 


Grotte di Frasassi:

uno dei complessi di grotte tra i più suggestivi d’Europa nel Parco della Gola della Rossa e di Frasassi.
Godetevi lo spettacolo di queste sculture di roccia calcarea formatesi nel corso di milioni di anni.
Scoperte solo nel 1971 dagli speleologi, oggi sono la meta preferita di molti turisti, approfittatene per una visita a Fabriano, città della carta.

Area sosta: Fabriano (AN) – Frazione Poggio San Romualdo
GPS N 43.364070, E 13.024770

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Continua presto con altre idee veloci su altre Regioni.
buon divertimento e buoni km a tutti.

Marzia Moro


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3 idee in Piemonte

Dove andare in Piemonte: tre ottimi spunti

 

Oggi vi porto nel cuore del Piemonte.

Conoscete Torino, le Langhe, il Monferrato?

Non perdete una visita a queste residenze ed edifici storici!

Santuario di Oropa:

Si trova sul Sacro Monte di Oropa, sulle Prealpi Biellesi a 1.159 metri di altezza.
Oltre alla Basilica, qui vicino si trovano una biblioteca, un museo, un osservatorio meteorosismico.
Da vedere la statua gotica della Madonna Nera del 1300 che, leggenda vuole, non si consumi o logori nonostante il passare del tempo e le carezze dei fedeli. Approfittate della visita per vedere il vicino Lago del Mucrone.

Parcheggio: Oropa (BI) – Via Santuario di Oropa
GPS N 45.628812, E 7.97572

PORTAMI QUI

 

Piemonte - Oropa

Stupinigi

A due passi da Torino, si trova la Palazzina di Caccia di Stupinigi realizzata da Filippo Juvarra.
Da vedere il salone ovale, con sontuosi affreschi, mobili e dipinti e certamente il parco di oltre 1700 ettari.
All’interno del parco vivono esemplari di moltissime specie diverse e si possono percorrere due piste ciclabili che portano al Parco Fluviale del Po.

Parcheggio: Stupinigi (TO) – Residenza Stupinigi
GPS N 45.000900, E 7.601700

PORTAMI QUI

Forte di Fenestrelle:
Soprannominato “La grande muraglia piemontese”. Si sviluppa per 5 chilometri e si compone di tre Batterie, tre Forti e due Ridotti. Rilassatevi con una passeggiata sulle mura, esplorate i sotterranei e godetevi il panorama dall’alto. Un percorso nella storia e nell’architettura di varie epoche, da non perdere!

Area sosta: Fenestrelle (TO) – Via Nazionale
GPS N 45.036717, E 7.050909

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buon divertimento e buoni km a tutti
Marzia Moro


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Tre idee in Campania

Questa volta i miei spunti veloci riguardano la splendida Campania:
probabilmente conoscerete Napoli, Capri, Positano, Pompei… ma ecco altri luoghi mitici e magari meno conosciuti da non perdere !


 

Le grotte di Pertosa – Auletta

Vicino al Parco del Cilento, a Pertosa, si trova una meta ricca di fascino per chi vuole visitare la Campania fuori dagli itinerari classici.
Le grotte dell’Angelo, luogo di culto di greci e romani.
Un posto magico che, partendo dal fiume Negro, permette di arrivare fino a una imponente cascata attraversando cunicoli, anfratti e caverne caratterizzate da imponenti stalattiti e stalagmiti.

Area sosta: Caggiano (SA) – Via dell’Osservatorio
GPS N 40.566220, E 15.496910, 10 posti su ghiaia a pochi km dalle Grotte Dell’Angelo di Pertosa e dalla Certosa di Padula.

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Paestum:

La Campania è ricchissima di siti archeologici di grande interesse.
Oltre Pompei, vi consigliamo di visitare Paestum, esempio ben conservato di città della Magna Grecia.
Presenta ben tre templi di quell’epoca che sono maestosi e imponenti.

Consiglio: sulla strada per Paestum, fermatevi assolutamente in una delle numerose fattorie/allevamenti di bufale per assaggiare lo yogurt di bufala e altre prelibatezze locali, sarete estasiati!

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Sentiero degli dei

Tutti conoscono gli antichi borghi marinari eleganti e ricercati della costiera amalfitana, con la loro spiaggia e i loro abitati particolari perché realizzati quasi in verticale risalendo dal mare sulla scogliera. In pochissimi ancora conoscono le alte vie che si snodano tra i monti latrati, sentieri di interesse storico e naturalistico, antiche autostrade e mulattiere che si spingono da Agerola a Positano toccando ben due province

Area Sosta: Agerola (NA) – Piazza Generale Avitabile – Località San Lazzaro

GPS N 40.625556, E 14.567222

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Buoni km a tutti
Marzia Moro


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Tre idee in Toscana

Tre idee in Toscana

Oggi le tre rapide idee da usare come spunto se viaggiate in camper ci portano nella meravigliosa Toscana, ma al di fuori dei classici itinerari turistici.
Ecco tre mete da visitare, tre splendidi borghi che vi affascineranno sicuramente.

 


 

La vista da Talamone

Talamone: borgo marinaro a nord dell’Argentario.
Tappa del viaggio di Garibaldi e i mille, a due passi dal Parco Regionale della Maremma e da Orbetello, provincia di Grosseto. Custodisce antiche mura, un faro e la Rocca aldobrandesca oltre varie fortificazioni.

ℹ️ Sosta camper 
Talamone (GR) – Via Talamonese km 13
GPS N 42.564888, E 11.139195

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La vista da Talamone

 

Montefioralle

Montefioralle: meraviglioso gioiello del Chianti.
Racchiuso tra vigneti e uliveti, vi affascinerà con i suoi vicoletti. Approfittatene per visitare la Pieve di S.Cresci, esempio di età romanica. Perfetto luogo per scattare foto indimenticabili ad angoli nascosti.

ℹ️ Sosta camper :
Greve in Chianti (FI) – Via Montebeni
GPS N 43.590667, E 11.313550

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I vicoli di Montefioralle

 

Pitigliano

nel cuore della Maremma c’è una città etrusca ancora abitata che viene ricordata come “La piccola Gerusalemme”.
Oltre alla presenza di numerose chiese e fontane è da segnalare l’importante Sinagoga cinquecentesca da non perdere assolutamente!
Parcheggio
Pitigliano (GR) – Piazzale Nenni
GPS N 42.637420, E 11.680030

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Foto di Pitigliano dal gruppo
Continua presto in un’altra regione…
Buoni km a tutti
Marzia Moro


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Antenne SR Mecatronic

Le Antenne  Sr Mecatronic

Ho provato per voi le antenne satellitari  SR MECATRONIC  fiori all’occhiello dell’Azienda di Porretta Terme.
cliccate PLAY sul filmato qui sopra.


LO STATO DELL’ARTE 

Si nota fin da subito una meccanica particolarmente robusta realizzata con pressofusioni di alluminio verniciate a polvere e lavorate meccanicamente, per dare la massima precisione e stabilità nel funzionamento.

Il tutto viene supportato da una potente motorizzazione, che trasmette il moto a viti senza fine in acciaio carbonitrurato e ruote dentate in bronzo, così da ottenere un puntamento del satellite perfetto.
Stabilità e solidità rendono questi prodotti praticamente esenti da manutenzione.

 

ELETTRONICA SUPERIORE

Notevole anche un altro importante punto di forza.
L’elettronica utilizza da sempre il tuner “DVB-S2 MP4 Full HD”.
Questo restituisce prestazione superiore per sensibilità di segnale e velocità di trasmissione, necessario per la ricerca del satellite.

Tutta l’elettronica è poi in grado di gestire ed avvisare l’utente su tutte le funzionalità ed errori possibili, è protetta contro le sovralimentazioni, l’inversione di polarità ed è resistente alle più estreme situazioni ambientali.

Fiore all’occhiello la nuova APP abbinata a tutte le antenne in gamma, che permette di dimenticare i vecchi aggiornamenti satelliti che di tanto in tanto era necessario fare in officina.

Luigi Van

📺 Tour in Baviera

7 GIORNI IN BAVIERA

 

Il tour della Baviera che vi suggerisco in questa diretta dura sette giorni.

Inizia da Fűssen e termina alla stupenda abbazia di Ottobeuren (Ottoboiren) passando dai favolosi castelli di Ludwig II, dalle Alpi, a Monaco di Baviera e toccando altre bellissime località.

Ovviamente una settimana è troppo poco (basterebbe appena per Monaco), ma vi permetterà di avere una visione generale e di fare un bel giro in camper.

“Baviera in camper” è anche un’articolo che trovate sempre sul nostro sito cliccando QUI


 

CHE COS’È ITINERANDO ?

 

“Itinerando” è un LIVE STREAMING trasmesso sui portali social della piattaforma Camperisti Italiani.
Nei nostri episodi parliamo di viaggi in camper a più tappe che spesso coinvolgono più giorni se non settimane.

Con questi video, arricchiti da contributi fotografici raccolti durante i vari tour, cerchiamo di darvi tutti i consigli utili per coloro che volessero intraprendere lo stesso itinerario.
Un team di camperisti esperti raccontano tappa per tappa tutte caratteristiche dei luoghi visitati, senza dimenticare i consigli gastronomici e le soste camper più idonee.

 


scopri tutti gli episodi di ITINERANDO sul nostro canale YouTube

VAI AL CANALE 

 


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📺 Alla scoperta della Puglia in Camper

Alla scoperta della Puglia

La puntata di oggi vuole iniziare ad esplorare la Puglia in vista della stagione estiva. I nostri travel ambassador Roberto, Gianluca e Franco vi accompagnano in un percorso che parte da Peschici e arriva ad Altamura e le Murge, passando per la splendida Alberobello.

Toccheremo le soste e le specialità, raccontando aneddoti e curiosità.

 


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Tropea e Maratea in camper

Tropea e Maratea

tra le mete estive preferite dai camperisti

 

Tropea è un vero paradiso, sempre presente tra le spiagge più belle d’Europa.
Visitandola, non è difficile capirne il motivo: il borgo si affaccia su una roccia a picco sul mare limpido e turchese della Costa degli Dei che, se si chiama così, è proprio per la sua divina bellezza.
Un palco ideale da cui tuffarsi per nuotare nell’immensità dei suoi colori.

È possibile ammirare una ricca varietà di pesci attorno agli scogli, le spiagge sono contenute e solitamente molto popolate ma il forte richiamo del mare vi spingerà a trascorre la maggior parte del tempo in acqua.
Alcune spiagge sono talmente inalterate da consentire l’accesso solamente dal mare.

Tropea

 

Le cose da vedere a Tropea:

L’antico corso che dopo una bella camminata tra negozi e locali tipici, termina su di uno splendido affaccio sul mare, proprio davanti all’ isolotto simbolo della città.
Oggi Tropea rimane un paesino tranquillo, ricco di storia e ideale per trascorrere una vacanza romantica di coppia.
Nel periodo di agosto, come altri luoghi di mare in Calabria, troverete le strade piene di bancarelle, e nella vicina Spilinga potrete assistere alla Sagra della Nduja.

Parking:
GPS N 38.678480, E 15.894950 
Tropea (VV) – Lungomare Sorrentino
+39 334 7373785

 

PORTAMI QUI

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tra oltre 100 mila camperisti iscritti al Gruppo

Risalendo, arrivati in Basilicata fermatevi a Maratea.

Lì si nascondono piccole baie e insenature molto caratteristiche.

Una delle spiagge meno conosciute in zona è quella di Acquafredda, facilmente raggiungibile a piedi.
L’arenile sabbioso si alterna a una fine ghiaia, protetto da una folta e rigogliosa vegetazione mediterranea: il luogo ideale per trascorrere intere giornate in mezzo alla natura incontaminata davanti a un mare spettacolare.
Da qui è possibile raggiungere anche la spiaggia di Portacquafridda, attraverso una scalinata che scende ripida dalla scogliera.

 

Acquafredda Maratea

 

Sosta camper
GPS N 39.995958, E 15.722603
Maratea (PZ) – SP3
Punto sosta vicino al centro storico c/o le scuole medie, perfetto per fare una passeggiata “romantica” per il centro del paese.

 

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Buoni km a tutti

Roberto Ioannilli


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Ksamil, Albania

Ksamil

ai confini dell’Albania

 

In Albania, c’è un’oasi con acque cristalline, in un parco naturale.
Ksamil è un paradiso per gli amanti del mare, a sole sei miglia dalla Grecia.
Un’area protetta a sud del paese, il Parco di Butrinto, che dista circa 20 chilometri da Saranda, sulla nota Riviera Albanese.
Ksamil fa anche parte di un piccolo arcipelago fatto di isole rocciose tutte da scoprire, raggiungibili in barca.
Sono disabitate, ricoperte dalla fitta macchia mediterranea, e caratterizzate da una sottile striscia di sabbia chiara che si affaccia sulle acque limpide popolate da delfini.

 

ksamil dall'alto

 

Una perla del Mediterraneo ancora molto poco frequentata che, grazie al crescente successo dell’Albania come meta turistica, anche gli stranieri stanno imparando a scoprire. Paragonabile, pr successo, alla Grecia degli anni ’90, Ksamil è decisamente in crescita nonostante la sua aria ancora molto “selvaggia”.

Il clima è ottimo tutto l’anno e chi può dovrebbe venire fuori stagione.

 

Ksamil taverna vista mare

 

Per raggiungere l’arcipelago di Ksamil, il modo più veloce è volare a Corfù – che dista solo poche miglia marine – e poi il traghetto fino a Saranda. Per arrivare in Albania si può prendere il traghetto da Trieste, Ancona o Brindisi fino al porto di Durazzo e poi seguire la strada lungo la costa. Uno dei tratti stradali tra l’altro è tra i più belli d’Europa.

Se scegiete l’Albania come meta, ricordate che è famosa anche per le sue montagne pittoresche.
In questo senso, la principale destinazione turistica è il villaggio di Thethi, campo perfetto per i viaggiatori che desiderano esplorare le alte montagne di Theth, Boge, Razme e Vermosh.
La cascata vicino al villaggio di Theth è considerata tra le più belle attrazioni d’Albania.

 

ℹ️ Sosta camper

A Ksamil ci sono almeno tre camping dotati di tutto.

Io vi suggerisco il Ksamil Caravan Camping, semplice ma pulitissimo camping familiare,  dove i gentilissimi Linda e Alexander vi accoglieranno come se foste amici da una vita.

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Buoni km a tutti

Roberto Ioannilli


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Goja del Pis

Goja del Pis

Poco lontano dalla splendida Torino si trova la Goja del Pis, un piccolo lago di circa 30 metri di diametro, custodito dalla roccia, al suo interno precipita una cascata ( pis in dialetto locale ) di circa quindicina di metri.

Il laghetto, non troppo profondo e con acqua fresca e cristallina, è il posto ideale per trovare un po’ di sollievo dal caldo torrido della città.

 

By Roberto Ioannilli - Camperisti ItalianiBy Roberto Ioannilli - Camperisti ItalianiBy Roberto Ioannilli - Camperisti Italiani

 


In estate, nel periodo estivo, l’accesso alla Goja del Pis è consentito solo a piedi in quanto non è possibile parcheggiare l’auto o il camper lungo la strada di accesso e nelle borgate limitrofe come chiaramente indicato dalla segnaletica presente sul posto.

Il parcheggio gratuito più vicino è situato in Piazza della Fiera ed è possibile raggiungere la Goja a piedi in circa 25 minuti.
L’area naturale della Goja del Pis, oltre ad essere un luogo di particolare bellezza, è un ambiente delicato e va preservato come tale.
È fondamentale che i camperisti che intendano trascorrere del tempo piacevole in questo luogo ne abbiano rispetto e cura.

Prima o dopo esservi rinfrescati alla Goja, visitate il centro di Torino a poca distanza e fate una capatina alla Mole Antonelliana, magari per una visita al museo del cinema.

 

ℹ️Sosta camper

Area Camper dei Laghi di Avigliana
Avigliana (TO) – Via Suppo 21
GPS N 45.073330, E 7.390150

PORTAMI QUI

 

 

Buoni km

Roberto Ioannilli


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Lago di Garda

Lago di Garda

Sono Alberto, ambassador traveller di Camperisti Italiani e vi invito a un’inaspettata gita invernale nella zona del Garda.
Allora, mi fate compagnia? Su, venite.

In coincidenza con un impegno nei pressi del lago di Garda, ho deciso di ritagliarmi qualche ora per godermi i colori straordinari d’una giornata fresca ma assolata e splendida. È anche l’opportunità di “ sciogliere i muscoli” a Zingaro, il nostro camper fermo in giardino fin dal rientro dalla Scozia a fine agosto.

Scarno e scorrevole il traffico sulla strada costiera, come prevedibile in una giornata feriale d’inizio dicembre.
Viaggio più piano che posso per gustarmi le immagini di un’acqua incredibilmente blu che scorrono alla mia destra negli squarci lasciati liberi da ville e hotel.
Le onde crestate di bianco, sembrano quelle del mare e un vento robusto gioca sui marciapiedi con le foglie che ancora gli spazzini non hanno raccolto.

A Desenzano sul Garda approfitto del grande parcheggio nei pressi del Circolo tennis Spiaggia d’oro, a pochi passi dalla riva. Poco prima ho intravisto la vetrina di un panificio-pasticceria siciliano e l’idea è quella di procurarmi il pranzo e intanto fare una passeggiata.

Poche le piazzole occupate, posso così sistemare il camper con lo sbalzo posteriore oltre il cordolo, sul prato e in tal modo non sporgere sul davanti oltre i limiti consentiti.
Attenzione, però, perché una sbarra ora aperta, mi fa pensare che in alta stagione il parcheggio sia agibile soltanto ai mezzi di altezza non superiore ai 2 metri.


Nelle vicinanze:

Il banco di “Delizie di Sicilia”, Viale Motta 40, offre una ricca scelta, sia dolce che salata, e un’elevata qualità generale. Una sorridente ragazza originaria di Catania mi serve un grosso arancino al ragù dall’aria verace e un riquadro di pizza appena sfornata. Entrambi si riveleranno davvero ottimi.

Tengo un passo allegro mentre torno verso il circolo tennis dove un varco fra gli edifici consente allo sguardo di spaziare verso il lago. Le montagne sullo sfondo segnano l’orizzonte con il bianco della prima neve caduta nei giorni scorsi.
La risacca rompe con fragore sulla riva, appena sotto la ringhiera e resto un poco lì, a godermi quei momenti di pace.
Un cagnetto dalla coda a ricciolo arriva dal viale ad annusarmi le scarpe ma dopo un attimo schizza via, richiamato dall’uomo in cappotto cammello e cappello nero.

Davanti a me sfilano i gabbiani che sembrano impegnati in una corsa nel vento e un piccolo battello bianco e rosso traccia il solco sul lago di Garda in direzione del vicino imbarcadero. Mi trovo in un’area dove non mancano le opportunità di sosta.

Segnalo il Camping Village Desenzano e il Camping San Francesco in cui per vari anni, a metà settembre, ho affittato una grande piazzola di oltre 60 metri quadrati proprio a bordo lago.

Tutte le mattine per 12 giorni praticavo le cure per la sinusite presso le terme di Sirmione e per il resto della giornata esploravo in scooter il territorio circostante.
Ogni anno, a cerchi più larghi.
📌 Sempre a Desenzano sul Garda ma vicino a Sirmione, segnalo anche l’area di sosta camper “La Spiaggia, Via Vò 19 (già Via Valtenesi)

Email: info@areacamperlaspiaggia.it
Tel. 030.9140243
Numero diretto: 366.7869788
Coordinate GPS: N 45.487573 E 10.521896

Aperto tutto l’anno, pulito, tranquillo e ben gestito.


🏠Cosa vedere in zona

Infinite le attrattive di quest’area, a prescindere dal lago di Garda in sè.
Meritano almeno una visita i centri storici di Desenzano del Garda e quello, davvero suggestivo e unico di Sirmione stretto sulla sottile penisola, protetto dallo spettacolare castello e terminante con i resti archeologici della vasta villa romana di età augustea (circa I sec. dopo Cristo) detta di Catullo, sulla punta estrema che si protende nel lago.
Facendo base Sirmione e spostandosi anche in bici, molte le località raggiungibili, impossibili da citare tutte.
Fra le tante, Saló e la sua bella baia (quasi un fiordo) a ovest, Peschiera, Gardaland ( specie se avete bimbi) e Lasize a est.
Di notevole interesse, sotto il profilo storico, paesaggistico, artistico e architettonico, il grande complesso di edifici e giardini del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, poco a nord di Saló, sulla SS45 bis.

Costruito fra il 1921 e il ‘38, il Vittoriale occupa una superficie di 6 ettari, fu la residenza di Gabriele D’Annunzio, poeta e scrittore, eroe di Fiume e iconica figura della sua epoca, e offre una spettacolare vista sul lago.
Da vari anni, il Vittoriale è molto ben gestito dall’omonima Fondazione e aperto tutto l’anno con orari differenti a seconda dei periodi.

La visita, che richiede dalle 3 alle 4 ore, è solo con guida.
Per orari e dettagli sulle tariffe, davvero molto diversificate, consiglio di visitare il relativo sito web.

Buoni km a tutti da Alberto Angelici, CAMPERISTA ITALIANO.

 


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LITHIUM GOLD di Sr Mecatronic

Com’è la batteria LITHIUM GOLD di Sr Mecatronic

Le nuove batterie dei servizi promettono di rivoluzionare l’autonomia energetica del nostro camper.

Luigi ha voluto dare un’occhiata alle caratteristiche della nuova batteria LITHIUM GOLD di  SR MECATRONIC:

Lithium Gold è l’innovativa gamma di batterie al litio SR Mecatronic, in grado di garantire enormi vantaggi.

L’affidabile tecnologia Litio Ferro Fosfato (LiFePO4),è abbinata a un modulo BMS, interno alla batteria, che gestisce tutte le funzioni di carica, scarica e protezione in modo ottimale e senza necessità di abbinare altri apparati per il suo corretto funzionamento.

Dotata di un App per smartphone permette all’utilizzatore, in qualsiasi momento ed in tempo reale, di conoscere lo stato di carica, scarica e consumo della batteria.

Si tratta quindi di una batteria innovativa ed all’avanguardia sul mercato.

Con soli 12,5 kg di peso, ha la possibilità di fare oltre 2800 cicli di carica e scarica completa senza problemi di solfatazione.

È inoltre in grado di essere caricata in tempi rapidissimi ( quasi 75A per ogni ora viaggio) e di erogare tutti i 100A disponibili di energia con tensione costante a 12.8V garantendo così un uso doppio rispetto ad una batteria AGM di pari capacità.

Per ora il costo di mercato è varia tra le 3 e le 4 volte il costo di una normale batteria AGM di pari potenza, ma le performance e la durata nel tempo sembrano quadruplicarne i vantaggi.

Un investimento che di certo si ripaga più volte, specie per chi utilizza spesso il camper cercando di rimanere autonomo a lungo e senza pensieri.

Il prezzo è sicuramente un elemento di valutazione importante, visto che la batteria viene proposta al pubblico ad un costo finale poco inferiore ai 1250 €.

Dato che questa batteria è un vero elemento “centrale” del funzionamento complessivo del nostro mezzo, i vantaggi – compresa la maggior vita della batteria – cominciano a giustificare il costo.

Cercate la lista dei rivenditori presso il sito SR MECATRONIC, cliccando QUI

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Alcune note tecniche

  • 100AH/1280WH
  • Carica massima continua < 100A
  • Scarica massima continua < 120A
  • Temperatura di carica 0~50° C
  • Temperatura di scarica -20~60°C
  • Peso 12.5 KG

 

San Valentino 2020

San Valentino 2020

di Marzia Moro

AMICI CAMPERISTI, un saluto da Marzia Moro.

San Valentino si avvicina! Visto che il 14 febbraio sarà venerdì, godetevi un weekend lungo. Se siete innamorati, e non solo del camper, vi diamo qualche consiglio sulle mete più gettonate da visitare insieme al vostro amore… su quattro ruote!

Una visita a Montemarano: scaldatevi il cuore nel cuore della Maremma. Borgo medievale del XIII secolo. Tra i borghi più belli d’Italia, Montemerano vi conquisterà con i suoi vicoli, le chiesette e una visita alle Cascate del Mulino. Nei pressi troverete terme e spa.

Porto Venere: affacciato sul Golfo dei Poeti, in provincia di La Spezia e a due passi dalle Cinque Terre, Portovenere è un ricco accostamento di colori affacciato su una splendida baia. Godetevi una escursione romantica mano nella mano. Secondo la leggenda, la dea dell’Amore sarebbe nata qui, dalla spuma del mare di Portovenere, che non a caso porta il suo nome.

Nel cuore dei monti: è il primo viaggio dell’anno? Passate San Valentino in montagna. Magari sulle Dolomiti, davanti al camino… tra una sciita e un po’ di nordic walking sarà facile innamorarsi. Dalla Valle d’Aosta al Friuli, dalla Lombardia al Trentino, avete l’imbarazzo della scelta.

Tutti al lago: visitate la zona del Lago di Como. Scoprirete le case colorate, affacciate sull’acqua e arrampicate sulla montagna di Bellagio. Il borgo sorge proprio sul promontorio che divide il lago in due rami, a sinistra quello di Como e a destra quello di Lecco. L’occasione giusta per diventare… promessi sposi!

Innamorarsi in Piemonte: Visitate Villa Crespi a Orta San Giulio per una cena a lume di candela preparata da un grande chef. Il Piemonte vi conquisterà.

Buoni km a tutti da Marzia Moro, CAMPERISTA ITALIANA.


Com’è il nuovo BOOSTER di SR-Mecatronic

UN PICCOLO DIAVOLO DI POTENZA

Un booster, più comunemente detto “avviatore”, utile quando la batteria del nostro motore ci saluta all’improvviso

Luigi ha voluto provare con mano un nuovo prodotto targato  SR MECATRONIC:

Un prodotto atipico per l’Azienda di Porretta Terme, ma che ben si inserisce nella gamma di proposte tecnologiche ed innovative che integrano il loro catalogo.

Leggero, compatto, stupisce per la sua forma originale ma molto maneggevole che lo rende pratico per i diversi utilizzi che se ne può fare.

Ovviamente la caratteristica principale di questo booster è quella di rimettere in moto una batteria motore che decide improvvisamente di lasciarci a piedi, erogando una potenza di spunto di quasi 2000 ampere in grado di dare avviamento anche a motori Diesel di elevata cilindrata, come i 3000JTD Iveco/Fiat.

Completo di pratici magneti sulla base per il comodo ancoraggio sulle superfici metalliche, è inoltre potente torcia luminosa (lampeggiante in caso di utilizzi per segnalazioni di emergenza) ed è inoltre pratico powerbank per ricarica o alimentazione di apparecchi che necessitano di presa USB.

La ricarica garantisce a questo booster di rimanere pronto all’uso per 6 mesi, prima di richiederne una successiva.

Fornito di proprio alimentatore, si ricarica tramite rete elettrica tradizionale.